Tramonto sulla Valle dei Templi Sicilia

Per chi lascia la Statale 115 e imbocca la provinciale per Agrigento, i Templi sbucano all’improvviso, maestosi, dopo un’ansa della strada. “La più bella tra le città dei mortali”: così il poeta greco Pindaro definì Akragas, l’odierna Agrigento. Venticinque secoli dopo, lo scenario della Valle dei Templi, nucleo monumentale dell’antica città, conserva intatto il suo fascino.
La Valle dei Templi – straordinaria concentrazione archeologica, dove si ergono i resti di templi dorici, santuari, necropoli, opere idrauliche, agorà e fortificazioni di epoca greca ed ellenistica – sorge su un vasto pianoro di tufo dal colore dell’oro, che emerge poco al di sopra di una verde vallata di ulivi e mandorli per affacciarsi sul mare.
Grandi architetti e urbanisti, i greci. La scelta del luogo, non lontano dal mare, circondato da fertili terre che producevano olio, grano e derrate, la brezza marina che mitiga l’incandescente sole siciliano, la bellezza e la forza di monumenti che hanno resistito agli assalti del tempo e dell’uomo, testimoniano una straordinaria sapienza e armonia costruttiva.
La magia dei Templi, però, giunge al calare del sole quando l’orizzonte s’incendia di rosso e i blocchi di tufo calcareo delle colonne doriche si tingono di porpora e d’oro. Uno spettacolo, questo, che si ripete, rinnovandosi di continuo: ogni stagione, ogni variazione climatica, ogni condizione di luce del cielo (nuovolo, sereno, ecc.) imprimono sulle pietre millenarie un tocco, una sfumatura diversa di colore, fino a che la notte non dilaga sul piano e i Templi diventano d’argento alla luce dei raggi di luna.